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15 luglio 2011 5 15 /07 /luglio /2011 19:01

Le mancava la mamma più che mai: lei avrebbe saputo dirle cosa le succedeva, con la sua saggezza aveva sempre una spiegazione per tutto e le avrebbe detto cosa doveva fare.

Lilia aveva spiato con ansia i rumori della casa, ma nessuno si era avvicinato alla cucina: quando c’erano ospiti doveva sempre fare tanta attenzione a non mostrarsi e non era tranquilla.

Era uscita con cautela quando non aveva più sentito nessun movimento, ma era quasi mattina. Si avvicinò a quegli strani oggetti che aveva visto, ma da vicino erano ancora più sconcertanti, scuri, pesanti e freddi.

Sembravano inerti, ma all’improvviso uno fece un rumore secco come uno schiocco e un ronzio e una luce rossa si accese di colpo. Per lo spavento, Lilia cadde a terra trascinando con sé una di quelle scatole, la più piccola.

Le luci si accesero nelle stanze e le voci concitate delle persone si stavano avvicinando.

Lilia sgusciò via più veloce che poteva. Era successo di nuovo! Non voleva far paura alla gente o far scappare le persone, ma si annoiava tutto il giorno in cucina e quando usciva fuori la notte finiva sempre per combinare qualche pasticcio!

Con uno sforzo, Lilia cercò di rotolare dietro un mobile massiccio che nascondeva una piccola nicchia, aveva il fiato corto ed era terrorizzata,  da lì comunque poteva vedere la gente nel salone.

Christian era arrivato subito però nessuno l’aveva cercata: si erano raccolti attorno a quell’oggetto nero che l’aveva tanto spaventata.

«Presto! Vediamo cosa ha filmato!»

Il ragazzo fece scorrere lentamente la registrazione fermando più volte le immagini.

 

«Guardata! Un’ombra! Si vede chiaramente: l’entità ha attivato la telecamera ma non è stata inquadrata, c’è solo un movimento.»

Ambra aveva osservato con cura l’altra telecamera, quella che era finita a terra.

«La tua entità fa cadere gli oggetti»

«Sì, è quello che hanno detto tutti i testimoni: si manifesta facendo cadere qualcosa»

Lilia ascoltava attenta. Cos’era un’entità? Era una parola che non conosceva, non sentiva bene tutta la conversazione, sembrava che parlassero di qualcuno nella casa, ma non c’era nessuno lì.

Christian era davanti a lei, assorto. Lilia lo guardava a bocca aperta, le piacevano così tanto i suoi occhi neri dalle ciglia lunghe.

«Cominciamo bene… Peccato che Reffe non sia ancora arrivato» aveva quasi bisbigliato «Forza, torniamo a dormire ora!»

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