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15 luglio 2011 5 15 /07 /luglio /2011 19:00

Lilia aveva sentito di nuovo quel rumore: ormai lo conosceva bene, però non sapeva a cosa appartenesse. Le carrozze non si fermavano più da tempo davanti alla casa.

Era rimasta lì come sempre, ma non aveva più trovato la mamma. La casa era grande e vuota e Lilia aveva paura, ma la sua mamma non era più venuta a prenderla. Era sicura che sarebbe tornata, ed ogni volta che sentiva aprirsi la porta correva più in fretta che poteva in cima al lungo scalone per vedere se era lei, ma ogni volta erano degli sconosciuti. Ubbidiente, andava a nascondersi in cucina per non farsi vedere. Se venivano fin lì, si rifugiava nella soffitta e dormiva sul vecchio pagliericcio ammuffito, però non era la stessa cosa senza la mamma. Ogni tanto era sbadata e le cadeva qualcosa, ma non voleva fare paura a nessuno.

La casa era rimasta quasi sempre silenziosa, nel tempo, un paio di volte, erano arrivate squadre di operai che avevano messo a soqquadro tutto quanto. Lilia era terrorizzata, non sapeva dove nascondersi e una volta era stata costretta a scappare fino nella cantinetta profonda e buia: odiava quel posto umido che le faceva tanta paura.

Le persone che erano venute nella casa, però, non si erano mai fermate a lungo.

Non era più uscita fuori, tra le colline che le mancavano tanto, ma la mamma non voleva che si allontanasse se non c’era lei a portata di voce e poi poteva esserci Gustavo con i suoi amici.

Ora di nuovo quel rumore… altri stavano arrivando…

Corse barcollando fino allo scalone. Una volta non poteva girare liberamente per la casa ma ora che era sempre vuota, si era convinta che nessuno l’avrebbe sgridata. Nonostante tutto, si sentiva sempre un po’ intimidita e fuori posto nelle stanze dei padroni e preferiva rifugiarsi negli appartamenti della servitù.

La speranza non l’aveva mai abbandonata, ma dopo tante delusioni cominciava a chiedersi perché la mamma l’aveva lasciata sola così a lungo.

Si avvicinò al mancorrente di legno traforato: c’erano diverse persone questa volta, non avevano bambini ma delle cose nere e lucide molto strane. Avevano portato dentro cose che non aveva mai visto, parlavano a voce alta e facevano confusione. Non erano le solite scatole con i piatti e le suppellettili, non erano i soliti mobili…

La porta si era aperta ancora una volta ed era entrato lui.

Di solito restava a spiare solo il tempo necessario per accertarsi che non fosse la mamma, questa volta si sentiva come incantata da una strana magia e non riusciva a smettere di guardarlo.

«Cominciamo a montare le telecamere, poi sistemiamo l’attrezzatura» la sua voce era bella come lui, forte ma musicale.

«Christian!» il ragazzo si era voltato «Queste dove le mettiamo?»

Christian… Christian… Christian

Una ragazza tanto magra da sembrare malata aveva cominciato a salire lo scalone, a malincuore Lilia aveva dovuto allontanarsi e correre nella vecchia cucina.

Il cuore le batteva forte e non solo per la corsa, si sentiva strana e aveva quasi rischiato di farsi vedere.

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