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5 marzo 2012 1 05 /03 /marzo /2012 19:20

LIBERA ESPRESSIONE CREATIVA

Gli era sempre piaciuto creare, lo rilassava: il nuovo mondo era venuto bene, ancora un po’ spoglio, essenziale, ma era una buona base di partenza e si vedeva.

Certo, tutto quel bianco e nero… elegante e d’effetto, niente da dire, ma non era del tutto convinto.

Pensieroso, aveva attinto generosamente da un barattolo e con pochi tratti sapienti la luce era esplosa in ogni angolo. In effetti adesso era molto più allegro, ma aveva decisamente sottovalutato il riverbero: alla fine della giornata si era ritrovato con gli occhi che lacrimavano ed aveva dovuto bruciare le tappe su un paio di creature. Aveva osservato soddisfatto la linea sfilata degli occhiali a specchio; sul collirio era meno entusiasta ma avrebbe avuto la sua utilità.

Il giorno dopo si era convinto per una soluzione più rilassante ed il cielo terso aveva tinto di azzurro il panorama: meglio, molto meglio! Trasmetteva un senso di pace, faceva venire voglia di sdraiarsi e perdersi nella contemplazione dell’infinito, faceva pensare e rimpiccioliva l’esistenza di fronte all’immensità, però… alla lunga era un po’ gelidino …

Dopo una notte di brividi passata a sognare sacchi a pelo termici e stufette radianti, aveva cercato un sistema intermedio: la terra aveva coperto il mondo con il suo marrone caldo, variegato nei tanti toni della sua composizione geologica. Certo, qualunque manuale base di cromoterapia avrebbe sconsigliato una soluzione simile, ma c’era qualcosa di rassicurante nel nero fecondo e nel bruciato argilloso. I ritmi della vita contadina sarebbero stati perfetti per quel mondo… già… ma la rivoluzione industriale? A chi sarebbe mai venuta in mente una rivoluzione industriale in quella distesa terrosa?

Ormai era una questione di principio: non si poteva lasciare un nuovo mondo senza un colore decente!

Riprovò con il verde lussureggiante delle piante, ma erano talmente fitte da non riuscire a districarsi, poi il sole invase di rosso vivace e ustionante l’intero creato. Insomma…

Il viola degli abissi non era male, ma per chissà quale ragione inconscia, faceva scattare d’istinto una forma di rapido toccamento scaramantico.

Il settimo giorno era relativamente contento: un bel grigio sfumato avvolgeva tutto con classe e sobrietà. Doveva ammettere che l’umore delle creature non ci aveva guadagnato molto, ma l’idea non era da scartare, caso mai da riproporre ogni tanto, a tratti, in morbidi batuffoli fluttuanti sulle autostrade.

 

Non aveva ancora preso una decisione definitiva e si limitava ad osservare pigramente gli ultimi due arrivati.

Non fece in tempo a gridare: l’uomo aveva urtato la prima latta ed era balzato indietro travolgendone altre. Trattenne il fiato di fronte allo scempio mentre l’uomo si era mosso barcollando sul terreno fradicio; un attimo fatale: come al rallentatore vide la creatura franare rovinosamente sugli ultimi barattoli, in un turbinio di colore.

Gli altri animali stridevano in mille versi vedendosi di colpo ricoperti dalle chiazze più svariate, mentre i fiori, le pietre e le acque si agitavano di fronte a quell’insozzarsi generale.

Guardò inorridito il suo bel mondo pulito e ordinato, irrimediabilmente ridotto ad un’accozzaglia indistinta di colori, mentre la donna si avvicinava sbigottita.

«Ecco! Guarda che hai fatto!» aveva sibilato furiosa rivolta all’uomo «Sei sempre il solito!»

Sconsolato, guardò Adamo ed Eva che si allontanavano litigando, armati di secchi e strofinacci; aveva un cupo presentimento su che fine avrebbe fatto quel bellissimo mondo…

 

 

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