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20 marzo 2011 7 20 /03 /marzo /2011 11:58

CONTINUAZIONE...

 

Un ronzio lontano la colpì, emergendo lentamente dal sopore Raffaella si accorse che il suo campanello stava suonando all'impazzata, violenti colpi contro la porta di casa e delle grida concitate, udì chiaramente la serratura scattare e le voci delle sue amiche e del custode che la chiamavano cariche di ansia.

"Raffaella! Raffaella! Che ti succede?! Oddio, chiamiamo un'ambulanza!!!"

Liliana prese, come al solito, la situazione in mano ma udendo un mugugno in risposta si volse verso l'amica distesa sul pavimento. Michela nel frattempo le stava prestando il primo soccorso, da brava infermiera.

"No, forse non è necessario! Dammi la mia borsa, per favore..."

La aiutarono a sedersi dopo diversi minuti, faticava a muoversi ed avvertiva un leggero senso di nausea.

"Cosa è successo?" Michela le si rivolse con tono professionale mentre le sollevava la manica destra. La guardò seria mentre attendeva una risposta.

"Volevo chiamare mio fratello e stavo andando a telefonare dalla camera da letto...  poi ho avuto un capogiro... ed ora sono qui..."

"Sai che ora era?"

"Sì, erano quasi le sette" Raffaella sentiva la bocca impastata e faticava a parlare.

"Bene visto che sono le sette e un quarto" Liliana si era spaventata, ma decise di alleggerire la tensione occupandosi delle pizze che erano state abbandonate sulla cassapanca.

Raffaella si riprese in fretta e trascorsero la serata abbastanza tranquille mangiando le pizze e guardando un vecchio film carico di suspence.

Liliana e Michela erano ciarliere come sempre mentre Raffaella era particolarmente taciturna, non voleva parlare alle amiche di quelle sensazioni che da tempo avvertiva perché ne avrebbero tratto conclusioni cinematografiche: preferiva che pensassero al suo silenzio come la reazione allo svenimento.

 

I giorni trascorsero veloci e le corse per gli ultimi acquisti di Natale la impegnarono molto, visto che aveva deciso di iniziare la nuova era della sua vita facendo un regalo anche alla casa.

Amava andare a curiosare nei mercatini delle pulci e nei magazzini di compra-vendita dell'usato: aveva comprato diversi libri e in quell'ennesimo giro aveva trovato uno splendido porta vaso in ferro battuto.

Girava tra le merci di quel negozietto guardando ormai distrattamente intorno a sé, quando quella sensazione particolare riaffiorò, solo che era più netta, violenta come un ricordo lontano che si stesse affacciando nella mente; c'era un dolore sordo che spingeva dai recessi della memoria per esplodere definitivamente.

Si ritrovò ancora una volta ferma in mezzo a tanti oggetti e cianfrusaglie, a tentare di affrontare quel qualcosa di indefinito. Cosa le stava succedendo? Era sempre stata una ragazza aperta, solare... tutte quelle stranezze non erano da lei.

Alzò lo sguardo e vide davanti a sè l'immagine di una donna dai tratti delicati e due profondi occhi scuri che esprimevano una serena dolcezza materna, i capelli biondo cenere morbidamente trattenuti sul capo, in braccio una bimbetta di tre, quattro anni che giocava con una lunga collana di perle dei primi anni del novecento.

Raffaella rimase colpita da quell'immagine e con uno scatto si diresse al banco per acquistare anche quel quadro.

Il commesso la fissò perplesso.

"Le spiace mostrarmi a quale quadro si riferisce? Sa, ne ho parecchi in questo periodo"

"Sì, volentieri, si trova proprio laggiù, oltre quel vecchio armadio a due ante"

Lo guidò attraverso gli oggetti ammonticchiati fino al dipinto, ma con sua grande sorpresa non riuscì a trovarlo .

Raffaella era in preda allo stupore, senza parole guardava l'uomo che cercava senza convinzione, ma davanti a lei c'era solo un antico specchio ovale racchiuso da una cornice dorata e l'immagine che rimandava era solo quella del suo viso, con i suoi capelli biondo cenere trattenuti da una pinza sulla nuca.

                                                                (CONTINUA)

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