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27 marzo 2011 7 27 /03 /marzo /2011 16:35

Il commesso la guardò e con gentilezza le domandò ancora se fosse sicura di aver visto lì quel quadro, tentava di essere il più cortese possibile ma si spaventò quando la vide impallidire vistosamente.

Raffaella pagò gli oggetti acquistati e corse fuori sconvolta stringendo il suo pacchetto: decise che dopo Natale sarebbe andata da Gianni, il suo cugino medico.

 

La vigilia di Natale era trascorsa serenamente ed il giorno dopo sarebbe andata a casa dei suoi, al momento non riusciva a decidersi di andare alla Messa di mezzanotte.

Era stanca e voleva buttarsi nel letto, guardare un vecchio film; dopo il bagno si infilò la camicia da notte che era stata di sua nonna e si sentì pronta per il suo programma. Si era soffermata davanti all'albero per guardare le lucette che gettavano i loro bagliori sul muro; assorta dall'atmosfera le balzò il cuore in gola quando una vocina piccola, sottile si levò timidamente.

"Mamma..."

Raffaella si voltò in direzione della voce, "Mamma...", era la voce di una bambina spaventata, soffocando la paura si mise a cercarla nel buio della casa e si diresse nella camera da letto.

"Mamma..."

Non avrebbe mai saputo spiegare come, ma vide chiaramente la figura di una donna che si avvicinava al suo armadio e vi entrava.

Mentre chiudeva lo sportello, lo sguardo spaventato e furtivo dell’apparizione superò Raffaella come se fosse stata trasparente, fissandosi verso un punto della casa da cui giungeva un incomprensibile pericolo. Si stava nascondendo!

Raffaella restò immobile; le gambe si rifiutavano quasi di avanzare sul pavimento della stanza, allungò una mano verso il mobile ma un tremito inarrestabile sembrava animare il suo corpo.

Aprì con involontaria violenza l’anta intarsiata: nell'armadio, tra i vestiti, abbracciate, c'erano la donna con i capelli biondo cenere e la bambina stretta al seno con forza.

La donna la cullava e canticchiava a bassa voce una nenia per farla stare tranquilla, ma la bimba si era già addormentata tra le sue braccia.

Raffaella aprì gli occhi e piano piano si sentì riemergere dal profondo di quel pozzo buio di dolore; sentiva le lacrime sgorgarle, piangeva convulsamente: il dolore era straziante ed intollerabile.

Non sapeva come ma si era svegliata da quel sogno - ma era un sogno? - e si era ritrovata chiusa nell'armadio, stringeva a sè Rina, la sua vecchia bambola di pezza.

Uscì sbattendo le palpebre pesanti e si accorse che tutto era normale, le luci colorate dell’albero lampeggiavano con allegra intermittenza.

Sfinita si mise nel letto e si addormentò.

 

Finalmente era arrivata la mattina di Natale.

Si preparò in fretta e furia: doveva uscire, voleva raggiungere i suoi genitori al più presto, voleva la normalità dei gesti abituali e rassicuranti; La festosa allegria della sua vecchia casa la rasserenò.

C'erano i suoi nipoti, figli del fratello, rumorosi, giocherelloni, c'era suo fratello con la moglie, tranquilli e sereni.

Raffaella decise di non raccontare nulla dell'episodio notturno, non voleva essere presa per pazza, però nel pomeriggio una conversazione tra sua madre e sua zia la riportò proprio a quella vicenda.

Sua madre stava raccontando alla zia proprio della sua nuova casa, nella famosa ed antica Via degli Speziali.

Inaspettatamente, la zia si fece seria ed un’ombra oscurò il suo sguardo gioioso, mentre un velo di tristezza le incrinava la voce.

"La casa di Antonietta!”

Raffaella si incuriosì "Antonietta?"

La zia la guardò e sorrise.

"Sì, quest'anno si contano cento anni dalla sua morte"

"Chi era?"

"Antonietta era bella e buona, un’ anima candida finita nelle mani di un farabutto!"

Raffaella inarcò un sopraciglio, incuriosita.

"Tu sei il suo ritratto, sei bella come lei... solo non farti abbindolare da quel tuo Luca... fai attenzione"

"Dai, Mariella cosa dici? Luca non è sposato!" replico con veemenza la madre di Raffaella.

"Perché le assomiglio? E cosa c'entra Luca?"

La zia si fece evasiva...

"Antonietta era una zia della nonna, faceva la maestra in una scuola elementare e aveva conosciuto un giovane medico, Giovanni Filippo Rosso; si erano innamorati, però lui era già fidanzato con un altra"

"E allora?"

"Lui, l'altra, l'ha sposata perché era la figlia di un noto primario e gli garantiva una carriera assicurata, però non ha voluto rinunciare ad Antonietta e lasciarla libera: l'ha fatta diventare la sua amante. Hanno anche avuto una bambina, si chiamava Camilla, povera creatura... Beh, in poche parole: la moglie ha scoperto la relazione tra il marito e Antonietta ed è diventata furiosa, ma lo è diventata ancora di più quando ha saputo della bambina ed ha fatto in modo di eliminarle"

"Cosa?"

"Sì, ha fatto incendiare la casa dove abitavano Antonietta e la figlia, loro erano in casa. Pensa che le hanno trovate chiuse nell'armadio morte soffocate".

Raffaella restò senza parole, la sensazione di aver incrociato in qualche modo il destino di quelle due creature la turbava e la confortava: lei aveva percepito la loro paura, la loro angoscia… Le sentiva vicine.

 

Il giorno di Natale era trascorso e Raffaella provava una pietà infinita per quella bambina morta stretta a sua madre con la sola colpa di essere nata.

Spinta da un sentimento confuso tra la pena ed il presagio, decise di andare al cimitero: la donna e la bambina erano state sepolte in un vecchio sepolcreto costruito ai tempi della peste, piccolo ed ormai inutilizzato da anni; la facciata austera non era imponente, ma incuteva rispetto.

Raffaella si avvicinò al cancello arrugginito pensando di trovarlo chiuso, invece la porta si aprì docilmente, quasi senza sforzo, mostrando il cortile interno circondato dal sobrio colonnato.

Varcò la soglia guardandosi intorno e si accorse di trattenere il respiro, nuovamente in attesa. Tentò di scacciare l'impulso violento di scappare lontano da lì iniziando a cercare fra le tombe e trovò quasi subito la cappella un po’ appartata, chiusa con una splendida lastra di marmo bianco su cui spiccava il colore vivace dei fiori freschi.

Raffaella osservò sorpresa: qualcuno continuava a portare fiori su quella tomba ormai secolare!

Si avvicinò con il cuore in gola e rimase senza parole nel vedere l'antica fotografia di una bella bimba con i capelli trattenuti da un fiocco, in braccio alla madre che sembrava averle rubato i lineamenti.

Non si accorse dei passi che si avvicinavano alle sue spalle, trasalì al suono di una voce familiare:

"Quando ti ho vista sono rimasto senza fiato, sei identica a lei…"

Lei si voltò di scatto "Luca?"

"Sì, tesoro..."

"Non capisco..."

"Giovanni Filippo Rosso era il mio bisnonno ed è stata sua moglie a commettere quel delitto..."

"Oddio, vuoi dire che la tua bisnonna ha ucciso..."

"Sì, per questo è finita in manicomio: il suo gesto l'ha portata definitivamente alla follia. In realtà, sua padre aveva sempre tenuta nascosta la sua infermità perché una figlia pazza a quei tempi era una vergogna. E’ una storia triste e ci ha rimesso un innocente, la piccola Camilla"

"Ma tu perché sei qui?"

"Molti anni fa, curiosando tra vecchi bauli ho trovato i suoi diari ed ho saputo di questa storia. Mio nonno veniva qua tutte le settimane: provava una specie di senso di colpa verso Camilla, la sorella che non aveva potuto avere. Forse gli mancava pur senza averla mai conosciuta, lui che era cresciuto senza la madre, affidato alla governante. Prima di morire mi ha raccontato tutto e gli ho promesso che avrei portato dei fiori sulla tomba di sua sorella e dell'unica donna che suo padre avesse amato."

"Allora il tuo bisnonno la amava davvero!"

"Sì, ma se n'è accorto tardi, ormai si era sposato e non poteva tornare indietro. Ha cercato di starle vicino ma le aveva dato il ruolo scomodo di amante. Figurati... una donna non sposata con una figlia illegittima!" Si scambiarono un lungo sguardo, Luca la prese per mano.

Istintivamente, Raffaella fece un passo indietro sottraendosi alla stretta. Non capiva…

“Perché?” gridò quasi stringendo la mano al petto. Lo sguardo fisso di una dama velata la scrutava attraverso le pieghe del marmo secolare.

Perché Luca… perché non le aveva mai detto nulla di quella storia… perché proprio lei…

Luca ritrasse la mano, lo sguardo di Raffaella ora era più somigliante che mai agli occhi di Antonietta, così simili la paura e lo smarrimento che doveva aver provato lei quando aveva annunciato all’amante l’arrivo di un figlio.

“Quando ho saputo che vendevano la casa ho sentito che dovevo essere io a trovarle un nuovo padrone che amasse la sua bellezza, ma anche la sua tragedia: ho fatto carte false in agenzia per poter essere io a trattarla. Poi sei arrivata tu… Non potevo crederci!”

La guardò ancora a lungo, si avvicinò e questa volta Raffaella non si ritrasse, ancora confusa ma senza paura.

"Io non farò l'errore del mio bisnonno perché sposerò la donna di cui sono innamorato"

Rimasero in silenzio davanti alla tomba di Antonietta e di Camilla: morte e sepolte insieme, forse mai veramente amate che ancora si stringono in un abbraccio eterno.

                                                                                        FINE

 

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