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6 novembre 2011 7 06 /11 /novembre /2011 21:17


Palmiro non c’era più.

La casa sembrava cercare la sua voce allegra tra le stanze, senza più trovarla, un senso di vuoto lancinante, tanto irrazionale da far sentire in colpa.

Danilo piangeva sommessamente e faceva ancora più male il suo viso smarrito che indagava con lo sguardo un’assenza incolmabile, come se Palmiro dovesse semplicemente riapparire tra le stanze. Un silenzio doloroso regnava, invece, sulla cena, gli occhi gonfi di tutti attorno al tavolo scoraggiavano la conversazione.

Due giorni. Palmiro era andato via da due giorni e non c’era traccia di ripresa, di un lento ritorno alla normalità.

Palmiro era Palmiro, un pezzo della loro esistenza, un pezzo la cui importanza era apparsa evidente solo ora, nell’assenza. Com’era stato facile dare per scontata la sua presenza, le risate che sapeva strappare con l’abilità di un clown consumato.

Danilo, unico, si domandava ad altra voce se stesse bene, ma tutti pensavano la stesa cosa, immaginandolo solo com’era quando era andato via.

Chissà se stava bene… e il suo bene era l’unica cosa che conta, più ancora di un suo ipotetico ritorno.

Danilo piangeva e sospirava, gli occhi tristi persi nel programma tv che sembrava non vedere né sentire. Danilo senza Palmiro era uno spettacolo che faceva male.

Aveva capito subito la gravità del rischio, che quell’andare via poteva essere per sempre, non c’era stato bisogno di spiegazioni.

Avevano paura, paura degli incontri malvagi che poteva fare, non riuscivano ad immaginare Palmiro solo e smarrito dalla lontananza, fragile e spaventato dallo strano mondo attorno. Sapevano solo che pensava a loro, con il medesimo pianto di nostalgia sentiva la loro mancanza.

Poi era arrivata la telefonata, La mano un po’ tremante a sollevare la cornetta, un breve scambio di frasi e poi la voce si era fatta allegra, il sollievo era diventato quasi risata.

Danilo si era aggrappato ai pantaloni del padre con gli occhi sgranati dall’attesa.

«Miro torna? Miro torna?»

Anche la madre, attenta, si era unita con la stessa ansia nello sguardo.

Lui aveva annuito mentre non smetteva di ringraziare lo sconosciuto interlocutore.

«Sta bene! Lo hanno trovato vicino al parco ed hanno visto il nostro numero sulla medaglietta!»

Aveva preso le chiavi della macchina, mentre, attorno, era esplosa, incontrollabile, una danza di gioia.

Aveva teso una mano verso il bimbo.

«Vieni, andiamo a prenderlo!»

 

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