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15 luglio 2011 5 15 /07 /luglio /2011 19:07

Il rumore dei passi l’aveva svegliata, lesta Lilia si era ritirata verso la cantinetta, attraverso il passaggio adiacente alla cucina.

«Guarda: una vecchia stufa!»

«Lascia stare, è tutto pieno di polvere! Che razza di topaia…» Reffe era irritato.

«Peccato, è una bella casa, se non fosse infestata…»

«Si, infestata di idioti! Comunque i dieci giorni che avevamo pattuito stanno per scadere: ancora qualche giorno e ce ne andiamo tutti»

«Sembri contento… »

«Puoi scommetterci: ce l’ho in pugno! Le sta provando tutte per catturare la sua entità, peccato che non si faccia vedere! Ed è ovvio, visto che non c’è un bel niente se non topi e scarafaggi»

Un rumore che ricordava vagamente una campanella fece sussultare Lilia che era rimasta accucciata ad ascoltare.

«Pronto!» l’uomo parlava con una scatoletta, era quella che aveva fatto il rumore.

«Certo, è quasi fatta. Nessun fantasma naturalmente: il re delle classifiche è finito per sempre»

Lilia fu colpita dalla frase piena di ostilità come da uno dei pugni di Gustavo: parlava di Christian, lo chiamava sempre “il re delle classifiche”, anche se non sapeva cosa significasse.

Reffe e l’operatore erano andati via, Lilia si era appoggiata contro il muro ruvido. Cosa voleva dire che stavano per andare via? Aveva detto dieci giorni, perché dieci giorni?

Lilia era disposta a stare rintanata nella cantinetta, era disposta a passare anche tutto l’inverno lì, al freddo, pur di poter vedere ancora Christian. Non poteva andare via e lasciarla di nuovo nella casa vuota… anche lui, come la mamma, stava per abbandonarla.

Dimenticando la prudenza, era scivolata fino al salone dove sperava di trovarlo: lui era lì, lo sguardo chino su uno di quei aggeggi che lei aveva imparato ad evitare:

Se solo avesse capito cosa cercava: lei conosceva più di chiunque altro la grande casa, avrebbe potuto condurlo all’entità, di sicuro sapeva dov’era. Se solo avesse capito…

Aveva ragione Gustavo: che guaio essere scema e non capire niente.

Era entrata la ragazza magra, magra: «Funziona?»

«No, non capisco… Sembrava un caso semplice, ma questa entità non si mostra mai. Non ho mai visto un comportamento così!»

La ragazza si era avvicinata. Era strana.

L’aveva accarezzato lentamente, insinuando le mani sotto la camicia. Lui si era appena voltato e l’aveva baciato stringendolo forte.

Lilia non capiva.

«No, Ambra, non ora!» Christian si era sciolto dall’abbraccio.

«Cosa vuoi che cambi? Anche se troviamo il modo di passare un po’ il tempo in questo posto…»

«I dieci giorni sono quasi scaduti e voglio concentrarmi sul caso!»

«E se il fantasma non salta fuori?»

«Tu non capisci! E’ in gioco tutto quello che ho costruito finora! Reffe ha fiutato lo scoop e vuole distruggere una volta per tutte la mia credibilità»

«Stai esagerando!»

«No, affatto! Se non riesco a dimostrare che questa casa è infestata, perderò tutto!»

Lilia era indignata. Avrebbe picchiato con le sue mani quell’uomo cattivo! Lo sapeva, lo aveva capito subito che voleva fare del male a Christian!

Aveva capito anche che stavano cercando un fantasma. Non ne aveva mai visto nessuno, ma aveva sentito tante storie spaventose che ne parlavano; sapeva solo che erano cose brutte e cattive, perché lo cercavano in quella casa?

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