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15 luglio 2011 5 15 /07 /luglio /2011 19:10

C’era agitazione per la casa, perfino dalla cantina aveva sentito le voci irritate. Con prudenza si era avvicinata per ascoltare: la voce di Christian era alterata, non sembrava neanche lui. L’altra voce, beffarda, era quella di Reffe.

 

«Sei finito, cacciatore di fantasmi! Domani sarà l’ultimo giorno! Preparati a finire su tutti i telegiornali come il più grande imbroglione di tutti i tempi!» il tono di trionfo era insopportabile. «Se il tuo fantasma non si vede entro domani e non si fa immortalare con un bel sorriso, ti rovino per sempre!»

Come odiava quell’uomo che faceva arrabbiare tanto Christian…

Si era allontanato ridendo verso il giardino, gli altri erano rimasti attorno al ragazzo che stava tirando fuori degli aggeggi ancora più strani.

«Ok, ragazzi! Ora ci giochiamo il tutto per tutto!»

«Cosa intendi fare?»

«Proverò con il campo magnetico: se l’entità si avvicina al campo sarà distrutta»

Erano tutti così sconsolati.

«Siamo partiti così bene… perché non si è più mostrato?»

Christian appariva stanco.

«Non capisco…dopo aver rovesciato quella telecamera è come se l’entità fosse sparita!»

Lilia respirava a fatica e le mani le tremavano violentemente. Lei… stavano cercando lei!

Stupida! Ancora una volta non aveva capito nulla! Stavano cercando un fantasma in quella casa, una cosa brutta e spaventosa, e cosa c’era di brutto lì se non lei?

Scappò via barcollando fino alla cantinetta e si gettò a terra. Urlò, pianse come non faceva da tanto. Nessuno l’avrebbe mai sentita lì sotto.

Christian voleva distruggerla… non sapeva bene come, ma sembrava una cosa che faceva tanto male.

Molte ore dopo si era calmata, era rimasta a terra sul suo straccio a lungo, immobile, poi si era mossa.

Era notte, era salita verso la camera di Christian lungo la solita via sicura. Lui dormiva. Era rimasta a vegliarlo pensando.

Aveva bisogno di lei: quell’uomo malvagio aveva detto che se non si fosse mostrata entro l’indomani gli avrebbe fatto delle cose cattive.

Lui era così triste per quella meschinità, così arrabbiato…

Ricacciò indietro le lacrime: aveva paura come quella volta nel fiume. Quella parola, “distrutta”, la terrorizzava, tremava talmente forte per l’angoscia che temeva di svegliare il ragazzo.

 

Christian aveva bisogno di lei, come aveva creduto che Tobi avesse bisogno di lei. Sarebbe andato via infelice per colpa sua e lei non poteva lasciare che la paura la fermasse. Pensava… forse “distrutto” faceva male per un momento, ma poi sarebbe passato.

Restò a lungo a vegliare, mentre l’alba si avvicinava si sentiva più coraggiosa.

La luce filtrò impalpabile dalla finestra, Lilia si avvicinò a Christian e lo baciò come aveva visto fare ad Ambra. Pianissimo, però, per non svegliarlo.

Scese nella cucina. Voleva rivederla ancora perché sentiva che una volta distrutta non sarebbe più potuto tornare nella casa.

Era stata così tanto tempo lì...

Si stavano alzando tutti, lo sentiva, i rumori della casa che si risvegliava la raggiungevano ovattati.

Tornò zoppicando verso il salone dove c’erano tutte quelle cose strane e dove aveva visto Christian che montava la più strana di tutte.

 

Lentamente, si lasciò vedere. Mentre la sua figura appariva e prendeva forma, un mormorio primo e poi qualche grido strozzato venne dalla troupe. Continuavano a girare meccanicamente, quasi frenetici, ma gli occhi di tutti erano su di lei. L’entità teneva gli occhi bassi, fissi a terra, umiliata da quelle grida di disgusto che sentiva. Le lacrime scorrevano silenziose lungo le guance.

Lilia aveva paura, temeva che le avrebbe fatto tanto male, ma Christian aveva bisogno del suo aiuto. Si avvicinò zoppicando al campo magnetico che lei vedeva come una luce azzurra: sembrava il colore del cielo sopra le colline, che non aveva più visto.

Sapeva che non avrebbe dovuto farlo, ma non poteva andarsene senza aver guardato ancora una volta Christian. Alzò appena lo sguardo su di lui: era lì che la fissava.

Fece un passo avanti, si immerse nel campo magnetico come aveva fatto nella corrente del fiume, una luce scintillante la avvolse, riconobbe il calore di due braccia forti e gentili, e il profumo di biscotti  e pane e tante altre cose buone e fu improvvisamente felice: nessuno avrebbe più fatto arrabbiare Christian e la mamma era venuta finalmente a prenderla.

                 

                                                             FINE

 

 

 

 



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