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6 novembre 2011 7 06 /11 /novembre /2011 21:13

Una brezza leggera le mosse i capelli canuti ormai da tempo immemorabile; il profumo dei tigli in fiore la fece fremere; la mano rugosa, simile ad un artiglio, si levò verso la ringhiera del balcone, ma si ritrasse immediatamente per stringere al seno il piccolo fagotto rosa.

Un breve bagliore in fondo allo sguardo perso chissà dove, chinò la testa ad osservare la copertina fra le braccia, una lacrima scese rigando il volto grinzoso, le labbra si incresparono in un triste sorriso pieno di tenerezza.

Quello era stato un giorno qualunque, Maria era rimasta sola a casa,il marito sarebbe rientrato tardi dal lavoro come, al solito. La bambina dormiva ma verso le undici si era svegliata piangendo. Maria la prese in braccio per coccolarla ma si accorse subito che scottava. Cercò il termometro, un attimo e la febbre era altissima. Il marito ,appena arrivato, decise di andare al pronto soccorso. Fu una corsa folle. Affidarono la piccola al medico di turno e permisero a Maria di entrare con la figlia.

Trascorse un ‘ora, un infermiera venne a prendere Maria, la vide e le asciugò le lacrime “ Maria, non piangere più…” La donna volse gli occhi verso la voce gentile poi, abbassò lo sguardo sulla copertina rosa, la strinse a sé. Cercava ancora disperatamente di trattenere chi se ne era andato in una notte d’estate molti anni prima lasciando un vuoto incolmabile nel cuore portandola inesorabilmente a perdersi nella follia di un dolore senza limite.

Ormai le infermiere conoscevano la storia di Maria, inchiodata su una sedia a rotelle:stringeva al cuore la copertina rosa ricamata,tentando così di stringere ancora quella bambina che tanto tempo prima una meningite fulminante le aveva impietosamente portato via. Anche il marito non aveva retto al dolore ed era morto poco dopo la piccola: Maria, così, aveva tentato di vivere fino a quando non aveva più retto, tentò malamente il suicidio e fu quello il momento in cui entrò in casa di cura psichiatrica. Piano, piano si era sempre più chiusa in un silenzio ermetico, drammatico scivolando in un pozzo di da cui non era più risalita.

Quella sera la leggera brezza primaverile, carica di profumi accompagnò Maria verso la liberazione da un’esistenza che l’aveva portata all’annullamento totale della sua volontà. Scivolò dolcemente in un sonno profondo, finalmente senza incubi, senza sedativi.

Raggiunse la pace, si ritrovò di nuovo una giovane mamma con la sua piccola fra le braccia…

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